Flora

LA FLORA DEL PASSATO

Le indagini sulla flora fossile delle Eolie hanno costituito durante gli ultimi anni una delle principali attività di ricerca di Nesos, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Univeristà di Bologna. Lo studio delle filliti incluse nei depositi piroclastici ha permesso di tentare una ricostruzione dello scenario paleoecologico delle isole a partire da 120-100.000 anni fa. Questo periodo corrisponde a una fase climatica più calda e temperata dell’attuale, con un cospicuo apporto di umidità nel Mediterraneo dovuto all’espansione verso Nord dei monsoni africani; le rive del lago di Timpone Pataso (versante W di Lipari) ospitavano una flora termofila e moderatamente igrofila, dove prevalevano l’alloro, Laurus nobilis L., la palma nana, Chamaerops humilis L., la salsapariglia, Smilax aspera L., e la Leguminosa endemica Cytisus aeolicus Guss.

Tra 40 e 20.000 anni fa, in pieno pleniglaciale würmiano, il livello marino è molto più basso dell’attuale e l’espansione delle calotte ghiacciate boreali spinge a Sud il sistema monsonico, riducendone l’effetto mitigatore e lasciando spazio a un regime di venti secchi da Nord che aumenta le condizioni di aridità; il giacimento di Fossa della Valle (a Lipari) ha restituito abbondanti fossili di un pino, dubitativamente attribuito a Pinus pinea L., che si comporta come specie pioniera in ambienti aridi e percorsi dal fuoco: in questo periodo, infatti, l’isola è interessata dall’ultima fase di attività del vulcano di Monte S. Angelo.

A Salina, invece, il lago craterico di Pollara ospitava una flora acquatica oggi del tutto scomparsa alle Eolie, la cui presenza è documentata dal rinvenimento (finora limitato a un singolo reperto) di Potamogeton polygonifolius Pourret. Tra 15 e 6.000 anni fa, la vasta caldera del Piano e le rive di un piccolo sistema lacustre (Piano d’Aligheri) erano occupate da una boscaglia sempreverde mediterranea, dominata dal leccio, Quercus ilex L., che tuttavia comprendeva ancora elementi “relitti” della vegetazione mesofila, come Acer pseudoplatanus L., presente quando il primo apparato vulcanico dell’isola sfiorava i 1.000 m s.l.m.

LA FLORA ATTUALE

Sono quasi 900, tra specie e sottospecie, le entità che compongono la flora vascolare dell’arcipelago.

Si tratta di un numero cospicuo, se si considera che corrisponde a circa 1/6 dell’intera flora italiana, a fronte della modesta estensione territoriale delle isole (complessivamente pari a 117 Km2).

Non tutte, ovviamente, sono egualmente distribuite nel comprensorio eoliano, e quelle comuni a tutte le isole ammontano appena a un centinaio. In gran parte si tratta di specie erbacee (ca. l’80%), mentre le legnose sono meno rappresentate (ca. il 10%); tra le forme biologiche (secondo la classificazione di Raunkiaer), dominano le terofite (ca. il 60%).

Una piccola percentuale di questo contingente floristico è composta dalle entità endemiche esclusive dell’arcipelago.

Il citiso delle Eolie, Cytisus aeolicus Guss., è un alberello della famiglia delle Leguminose, alto fino a 8 m.; la fioritura, piuttosto vistosa, ha luogo tra febbraio e aprile. Scoperta a Stromboli dal botanico Giovanni Gussone nel 1828, questa specie è presente in quest’isola, a Vulcano e ad Alicudi, dove occupa prevalentemente stazioni rupestri; a Vulcano è presente invece nei coltivi del Piano.

La distribuzione originaria è stata drasticamente ridotta nel corso dei disboscamenti effettuati in passato; il citiso è certamente scomparso da Lipari, dove la sua presenza è documentata dai fossili provenienti dal paleolago di Timpone Pataso (ca. 100.000 anni fa) e dalla segnalazione riportata ancora a metà Ottocento per quest’isola nel saggio “Breve cenno sulla geognosia ed agricoltura delle isole di Lipari e Vulcano” di Antonio Prestandrea e Pietro Calcara.

La consistenza complessiva delle sue popolazioni viene stimata in ca. 500 individui. La specie figura tra quelle prioritarie in allegato alla direttiva comunitaria 43/92, insieme a un altro endemita, la silene vellutata delle Eolie, Silene hicesiae Brullo & Signorello, scoperta per la prima volta dai due ricercatori dell’Università di Catania sulle rupi di Panarea intorno agli anni Ottanta e ritrovata ad Alicudi dal botanico Salvo Pasta pochi anni fa.

Questa Cariofillacea, poco appariscente durante gran parte dell’anno, diviene particolarmente vistosa alla fine della primavera, quando dalle dense rosette di foglie basali si dipartono scapi alti oltre un metro e ornati da numerosi fiori di colore rosa screziato di bianco.

Le due popolazioni note occupano una superficie pari ad appena 2000 m2 ed ammontano a un numero complessivo di soli 400 individui; per tale ragione, la specie è stata inclusa dall’IUCN tra le “Top 50 Mediterranean Island Plants”, che comprende quelle più minacciate della flora insulare mediterranea.

Più comune risulta invece il fiordaliso delle Eolie, Centaurea aeolica Guss. ex Lojac., appartenente al gruppo di Centaurea cineraria L. che conta numerose entità endemiche nelle isole tirreniche. Questa Asteracea è presente su tutte le isole e in diversi habitat, dalle formazioni pioniere sui pendii dello Stromboli alle rupi del versante W di Panarea, fino a formare popolamenti pressoché monospecifici sul faraglione di Pietra Lunga (nel canale tra Lipari e Vulcano). Si tratta di una specie perenne, con foglie bianco-tomentose e capolini rosa-purpureo, in fiore dalla fine della primavera a quella dell’estate.

Una varietà leggermente diversa, la ssp. pandataria (Fiori & Beguinot) Anzalone, è presente nelle Isole Pontine, che ospitano anche un popolamento piuttosto recente e sicuramente introdotto di un’altra specie endemica delle Eolie, la ginestra del Tirreno, Genista tyrrhena Valsecchi. Questa Leguminosa arbustiva occupa ambienti alquanto vari, dalle coste rocciose alla sommità dei rilievi, ed è particolarmente diffusa nei versanti dei vulcani attivi dell’arcipelago, che ammanta di giallo acceso durante la fioritura alla fine della primavera.

Meno chiaro appare lo status di un altro endemita, la camomilla delle Eolie, Anthemis aeolica Lojac., ritenuta sinonimo di Anthemis maritima L. nella “Flora d’Italia” di Pignatti e, invece, una forma probabilmente distinta e valida da Fernandes nella “Flora Europaea” di Tutin et alii. La sua descrizione si deve al botanico Michele Lojacono-Pojero, che nel 1877 ne raccolse campioni sugli isolotti di Basiluzzo, Dattilo e Bottaro (a E di Panarea); oggi la camomilla sembra essere scomparsa da questi, mentre ne sopravvive una sola popolazione a Lisca Bianca, composta da ca. 150 individui sparsi nelle formazioni alofile di Halimione portulacoides (L.) Aellen e Suaeda vera Forsskål.

Se la sua distinzione venisse considerata valida alla luce di nuove indagini tassonomiche, si tratterebbe dunque del più raro tra gli endemiti esclusivi dell’arcipelago.

Flora subendemica e/o rara

Più numerose sono le entità subendemiche e/o rare della flora eoliana.

Tra queste si distingue certamente per importanza la granata rupicola, Bassia saxicola (Guss.) Scott, considerata una delle specie più minacciate dell’intera flora europea. Scoperta da Gussone a metà Ottocento su un faraglione di Ischia (dove è successivamente scomparsa), questa Chenopodiacea sopravvive con due piccole popolazioni a Capri e a Strombolicchio (a NE di Stromboli). Presente su quest’ultimo con ca. 40 individui nelle falesie inaccessibili dei versanti meno assolati, venne segnalata per la prima volta per l’isolotto dall’arciduca Luigi Salvatore d’Asburgo Lorena alla fine del XIX secolo, e qui “riscoperta” pochi anni dopo da Michele Lojacono-Pojero, per il quale la ricerca della granata rupicola nelle altre isole eoliane diverrà una sorta di ossessione destinata a caratterizzare con prepotenza l’ultima parte della sua produzione scientifica.

Una sottospecie del garofano delle rupi, Dianthus rupicola ssp. aeolicus (Lojac.) Brullo & Minissale, presenta invece un areale di distribuzione circoscritto alle Eolie e a poche località della Sicilia NE; quasta Cariofillacea, in fiore alla fine dell’estate, è molto diffusa sulle pareti rocciose del versante W di Panarea, nelle scogliere della costa SE di Lipari, lungo la strada provinciale che collega S. Marina a Malfa e a Pollara (a Salina) e in numerosi isolotti minori dell’arcipelago.

Una distribuzione simile si osserva anche per lo statice delle Eolie, Limonium minutiflorum (Guss.) Kuntze, presente nelle isole e sul vicino promontorio di Capo Milazzo (in Sicilia). Questa specie, appartenente a un genere ricco di endemismi della famiglia delle Plumbaginacee, è caratteristica della vegetazione delle coste rocciose, dove tollera bene l’apporto di aerosol che si deposita sulle scogliere durante le mareggiate.

Tra le specie subendemiche del distretto floristico siculo sono ancora presenti il ranuncolo rupestre, Ranunculus rupestris Guss. (ad Alicudi e Filicudi), la violaciocca di Bonanno, Erysimum bonannianum Presl (ad Alicudi), la finocchiella di Boccone, Seseli bocconi Guss. (a Panarea); tra quelle dell’area tirrenica, il perpetuino dei litorali, Helychrisum litoreum Guss., e la violaciocca rossa delle rupi, Matthiola incana ssp. rupestris (Rafinesque) Nyman (in tutte le isole), il ranuncolo dei prati, Ranunculus pratensis Presl, e la pratolina calabrese, Bellis margaritaefolia Huter et al. (a Lipari), il radicchio di scogliera, Hyoseris taurina Martinoli (soprattutto negli isolotti), l’iberide florida, Iberis semperflorens L. (a Panarea e Basiluzzo), l’erba perla mediterranea, Lithodora rosmarinifolia (Ten.) Johnston (ad Alicudi), l’issopo di Cosentini, Micromeria consentina (Ten.) Terracc., e quello marittimo, M. fruticulosa (Bertol.) Grande (in tutte le isole).

Un contingente piuttosto interessante è quello rappresentato dalle specie tipiche di ambienti montani del Mediterraneo, che alle Eolie trovano microclima e caratteristiche ecologiche propizie al loro insediamento soprattutto nelle parti più elevate e boscate delle isole.

Tra queste, le Asteracee Doronicum orientale Hoffm. e Hieracium crinitum S. & S., la Rosacea Rosa micrantha Borrer ex Smith, la Labiata Ajuga orientalis L., l’Orchidacea Cephalanthera rubra (L.) L.C.M. Richard e una felce della famiglia delle Aspidiacee, Polystichum setiferum (Forssk.) Woynar.