Geologia e vulcanologia

L’Arcipelago Eoliano è parte di una struttura geologica molto più complessa e articolata, l’Arco Eoliano, che si è originata dal Pleistocene (circa 1.3 milioni di anni fa) per fratturazioni crostali e risalita di magmi di provenienza profonda, a causa della collisione fra la placca Africana (a S) e quella Eurasiatica (a N).

Oltre che dalle isole, l’Arco è composto da sei apparati vulcanici disposti lungo una successione semianulare e completamente sommersi: Sisifo, Enarete, Eolo (a W); Lametini, Alcione, Palinuro (a E).

Le Eolie sono tutte di apporto vulcanico e rappresentano la parte subaerea di apparati più grandi, che si impostano su fondali marini profondi tra 1000 e 2000 m; sotto il profilo strutturale, l’arcipelago viene suddiviso in tre settori: occidentale (Alicudi, Filicudi), controllato nel suo sviluppo da un sistema tettonico orientato in senso E-W; centrale (Salina, Lipari e Vulcano), controllato da un sistema di faglie orientate in senso N-S; 3) orientale (Panarea e Stromboli), allineato da faglie NE-SW.

I magmi dei vulcani eoliani presentano un contenuto medio-elevato di biossido di silicio (silice) e un alto tenore d’acqua. La presenza di magma di diversa composizione emesso dallo stesso vulcano ha rappresentato uno dei problemi più complessi per la ricostruzione dell’evoluzione dell’arcipelago; una possibile spiegazione prevede la presenza di condotti distinti che, contemporaneamente, alimentano i complessi eoliani: in superficie giungerebbe dunque il magma prodotto a diverse profondità, a spese della stessa placca subdotta ormai disposta in posizione semi-verticale.

Le eruzioni sono di tipo sia effusivo, sia esplosivo.

Le esplosioni sono causate dalla liberazione delle enormi quantità di gas presenti, ma soprattutto dal contatto tra il magma (a temperature superiori a 1.000° C) e l’acqua marina.

Lo studio dei rapporti stratigrafici tra i terrazzi di abrasione marina (prodotti dai sollevamenti degli apparati vulcanici e dalle fluttuazioni del livello marino) e i depositi dell’attività vulcanica ha permesso di schematizzare lo sviluppo delle isole in tre distinti stadi evolutivi:

1) pre-Tirreniano (precedente a 124.000 anni fa);

2) Tirreniano (prodotti formati tra 124.000 e 81.000 anni fa);

3) post-Tirreniano (depositi più recenti di 81.000 anni).

Attraverso lo schema che segue si propone una ricostruzione sintetica degli eventi principali che hanno portato all’emersione e alla formazione di ciascuna isola

LIPARI

Le più antiche rocce affioranti, appartenenti ai centri vulcanici della costa W (i “timponi”) e di Monterosa, sono datate circa 223.000 anni; tra 127.000 e 90.000 anni fa si completa la formazione di due stratoconi, Monte Sant’Angelo e Monte Chirica, i rilievi più alti dell’isola che dominano i settori centrale e settentrionale. Nel post-Tirreniano si sviluppa un’attività legata a magma più evoluto, con prodotti che divengono gradualmente più ricchi in silice, che dà luogo alla formazione dei centri vulcanici meridionali (tra i più importanti, Monte Guardia e Monte Giardina); l’ultimo ciclo di attività, compreso tra 11.000 e 1.400 anni fa, interessa il settore NE e consiste in colate altamente viscose (ossidiana di Rocche Rosse e Forgia Vecchia) e nelle eruzioni esplosive che formano il cono pomiceo di Monte Pilato.

SALINA

I più antichi centri eruttivi (Corvo, Rivi e Capo) risalgono a ca. 400.000 anni fa, mentre intorno a 127.000 anni fa si forma lo stratovulcano di Monte Fossa delle Felci, costituito da lave e piroclastiti di composizione basaltico-andesitica. A partire da 75.000 anni fa ha lòuogo la formazione di un altro stratovulcano (Monte dei Porri), la cui attività finale è caratterizzata da eventi esplosivi dovuti all’interferenza di acqua nel magma. Tra 30.000 e 13.000 anni fa comincia l’attività del centro di Pollara (NW dell’isola), che dà luogo alla formazione di un lago craterico, il cui bordo occidentale è stato smantellato dall’erosione marina.

VULCANO

L’emersione della parte meridionale comincia intorno a 120.000 anni fa, con la formazione di uno stratovulcano che supera i 1.000 m s.l.m., la cui parte sommitale viene in seguito interessata da un imponente collasso vulcano-tettonico che dà origine a una vasta caldera (il Piano, con 2,5 Km di diametro). Tra 80.000 e 14.000 anni fa si verificano, in successione, il riempimento di questa caldera, l’inizio dell’attività di altri centri eruttivi nella parte N e una serie di eventi vulcano-tettonici che culminano con la formazione di una nuova caldera (la Fossa); al centro di quest’ultima, intorno a 10.000 anni fa, si sviluppa l’attuale cono della Fossa, con colate laviche e prioclastiti di tipo trachitico-riolitico, la cui attività è proseguita sino all’eruzione del 1888 e che tuttora ospita intensi fenomeni di vulcanismo secondario, rappresentati dal vasto campo fumarolico con temperature che superano i 600° C.

Tra il 183 a.C. e il XVI secolo d.C. si forma il centro di Vulcanello, inizialmente separato da Vulcano e successivamente unito dal rimaneggiamento marino delle piroclastiti depositate nell’Istmo.

STROMBOLI

Anche quest’isola, come la precedente, ospita un vulcano attivo, caratterizzato da alternanza tra fasi esplosive con lanci di scorie e fasi effusive (meno frequenti). Questo si è edificato a partire da 100.000 anni fa, mentre il più antico centro eruttivo riconosciuto, il “neck” di Strombolicchio, viene datato intorno a 200.000 anni; il Paleo-Stromboli subisce un collasso nella sua porzione W (circa 26.000 anni fa), a ridosso della quale si forma un nuovo centro (Neo-Stromboli, attivo tra 14.000 e 6.000 anni fa); una serie di collassi vulcano-tettonici danno infine origine alla Sciara del Fuoco (10-5.000 anni fa), sottostante agli attuali crateri dei Vancori.

Durante l’inverno 2002-2003 si è prodotta un’intensa attività effusiva, con colate laviche e collassi lungo la Sciara, che hanno prodotto un onda di tsunami alta 6 m.

FILICUDI

L’isola si forma a partire da 600.000 anni fa (prodotti vulcanici di Zucco Grande, versante NE), con l’impilamento di colate laviche e prodotti di esplosioni vulcaniche di composizione basaltica. All’attività di questo centro seguono un periodo di stasi e, intorno a 400.000 anni fa, la formazione di altri centri nella parte N e W. Dopo un’ulteriore periodo di quiescenza, intorno a 200.000 anni fa divengono attivi lo stratovulcano di Fossa delle Felci e altri centri minori, mentre durante le fasi finali si ha la formazione del duomo lavico dacitico di Capo Graziano e del centro della Canna (di fronte la costa W), oggi in gran parte parte sommerso.

ALICUDI

È uno statovulcano relativamente giovane, formatosi a partire da 90.000 anni fa. La sua evoluzione è caratterizzata da fasi distruttive, che danno luogo alla formazione di caldere, e fasi di ripresa dell’attività all’interno di queste ultime; questa alternanza si è verificata almeno tre volte, completandosi con la colata andesitica del centro di Montagnole, intorno a 28.000 anni fa.

PANAREA

Nonostante sia la minore dell’arcipelago, Panarea rappresenta la porzione emersa di una struttura vulcanica molto vasta, la cui base si trova a – 1.200 m sotto il livello marino. A partire da 150.000 anni fa avviene la formazione dei centri del versante N-NW e altri minori nella parte centrale e meridionale, con la messa in posto di duomi lavici a composizione dacitica alternata a colate, attività piroclastica e periodi di quiescenza; intorno a 130-100.000 anni fa l’attività vulcanica dell’apparato di Panarea si sposta verso E e NE, in corrispondenza del tratto di mare dove sorgono attualmente gli isolotti. Il più recente di questi, Basiluzzo, rappresenta un duomo riolitico estruso intorno a 50.000 anni fa.

Nel 2002 l’area craterica sommersa prossima agli isolotti ha prodotto violente emissioni di gas magmatico; questo episodio porta a ritenere il vulcanismo dell’isola in stato quiescente ma ancora attivo.