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Dalla miscellanea di Nesos sono state selezionate alcune pubblicazioni sulle Eolie, scaricabili in formato pdf, scelte principalmente sulla base del loro valore storico-documentale.

La più antica è una descrizione del citiso delle Eolie, corredata dalla prima iconografia della specie, pubblicata da J. Lindley su Edwards’s Botanical Register nel 1836. Lindley aveva ottenuto i semi di questa Leguminosa, scoperta da Giovanni Gussone pochi anni prima a Stromboli, ed era riuscito a coltivarla con successo nonostante il rigido clima londinese; il botanico inglese è stato per lungo tempo ritenuto il primo descrittore della specie, tanto da fare seguire al suo binomio l’indicazione “Guss. ex Lindley”, poiché il protologo originale, contenuto nel “Supplementum ad Florae Siculae Prodromum” di Gussone (1832-1834), non è stato curiosamente ricordato da molti autori successivi.

Una pregevole iconografia correda anche il contributo pubblicato da Charles T. Gaudin e dal barone Enrico Pirajno di Mandralisca sulle Mémoires della SHSN nel 1860, frutto delle prime indagini paleobotaniche svolte da quest’ultimo a Lipari durante la prima metà del XIX secolo. Si tratta di un lavoro fondamentale, che contiene – tra l’altro – la descrizione di una nuova specie della famiglia delle Leguminose il cui effettivo status tassonomico attende ancora di essere chiarito.

Le Eolie non erano solamente terra d’esplorazione per gli scienziati di tutta Europa: anche la comunità liparese dell’Ottocento annoverava studiosi attratti dalla storia naturale dell’arcipelago. Tra questi, il medico Ferdinando Rodriquez, autore di una “Storia delle malattie endemiche ed epidemiche dell’Isola di Lipari” (pubblicata a Palermo nel 1856 per i tipi della Stamperia Morvillo) compila in Appendice una prima lista delle “piante spontanee che vegetano in Lipari” di uso officinale.

Ben più corpose saranno tuttavia le indagini floristiche svolte successivamente da Michele Lojacono-Pojero, autore di un articolo apparso nel 1904 su Sicula, la rivista del Club Alpino Siciliano: le escursioni attraverso la macchia di Monte Pelato a Lipari, l’incontro con l’amministratore delle proprietà di Stevenson a Vulcano e l’ospitalità della sua famiglia, le rimesse degli emigranti di Salina, le roboanti esplosioni dello Stromboli, l’ossessiva ricerca della granata rupicola, sono alcuni degli spunti contenuti nel gustoso resoconto di uno degli ultimi viaggi eoliani del botanico siciliano.

Più recente di qualche anno è l’elenco degli Uccelli censiti alle Eolie da Giulio Sabatini, insegnante di scienze a Lipari e appassionato ornitologo, che pubblica nel 1915 una nota sugli Atti della Società Toscana di Scienze Naturali; si tratta di un’interessante “fotografia” dell’avifauna delle isole, che si colloca tra il precedente manoscritto inedito del Mandralisca, redatto a metà Ottocento, e il successivo e più completo contributo di Moltoni e Frugis degli anni Sessanta del XX secolo.

Negli anni Trenta, invece, effettuavano ricerche a Lipari e a Vulcano il professore Ottorino De Fiore e la sua assistente Isa Eller Vainicher; quest’ultima si fermerà per amore nelle isole, pur continuando a coltivare molteplici interessi culturali, che si tradurranno nella fondazione del museo di Lipari e nel mantenimento dei contatti con gli ex-colleghi, ai quali inviava spesso in studio materiale delle Eolie. Tra questo, una serie di esemplari di Ortotteri che l’entomologa Laura Guarino attribuirà a una nuova specie, descritta sull’Annuario del Museo Zoologico della Reale Università di Napoli del 1935, ma rivelatasi più tardi soltanto una forma melanica di una specie già nota e piuttosto comune.

Queste e molte altre storie rappresentano altrettante tappe di un lungo e articolato percorso che ha portato alle attuali conoscenze disponibili sul patrimonio naturalistico delle Eolie. Per quanto riguarda i suoi aspetti biologici, una loro sintesi è stata presentata dai soci di Nesos in occasione del convegno “Il contributo dei parchi alla conservazione della natura in Sicilia”, tenutosi a Randazzo (CT) nel 2002 e pubblicata su Il Naturalista siciliano nel 2004.